Ci piacciono i giardini. E i semi che a quei giardini, se ci credi e ne hai cura, ti conducono.
Sono giardini di storie. Quelle che troviamo ogni venerdì pomeriggio, quando ci incontriamo per leggere, nei libri. Ma giardini di storie sono anche le nostre vite, i nostri singoli destini che ogni venerdì, alla stessa ora, noi affacciamo su un cerchio dove sta al centro, un tavolo dipinto alcuni anni fa da noi stessi. Su quel tavolo poggiamo i libri, le cioccolate in inverno, la coca cola d’estate anche a se a me non piace. Da quel cerchio, da quel confine tu puoi vedere il nostro giardino. E alzandoti dalla sedia, entrarci dentro. A turno innaffiamo le piante che ci crescono, sono alberi sempre più alti e ombrosi, e a turno facciamo gli umili lavori che servono al giardino e a noi stessi. Leggere ad alta voce è la linfa che scorre in questo giardino. Liberiamo dalle voliere, senza che quelli facciano più ritorno, storie autori personaggi luoghi che girano ormai insieme a noi in questa città in cui facciamo crescere, pianopiano, come è d’obbligo per l’albero, una fraternità cucita con libri d’avventura.


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mercoledì 11 giugno 2014

domani

Domani, 12 giugno, l’associazione culturale Germinazioni, appartenente alla rete nazionale dei Presidi del Libro, prosegue la lettura del romanzo di Barnes, Livelli di vita. Siamo al secondo appuntamento, siamo arrivati a pagina 42. Chi si vuole unire all’ascolto è libero di partecipare. Non si paga nulla se non con la moneta, rara, in alcuni contesti addirittura fuoricorso, del desiderio di ascoltare; così che possa arrivare la storia dei primi aeronauti, gente vissuta fra due secoli, l’800 eil ‘900. Gente che ha messo insieme per la prima volta cose che non erano mai, mai state insieme, e da lì è accaduto il Nuovo, l’Altro. Un immenso e irreversibile cambiamento. Come ogni storia d’amore. Sono tre le vite che Barnes racconta: del colonnello Fred Burnaby, dell’attrice Sarah Bernhardt, del geniale inventore Félix Tournachon, conosciuto anche come Nadar, grande interprete dell’infanzia della fotografia. La nostra piccola combriccola di lettori è ospitata dal Museo dell’Ambiente, accolta dalla gentilezza e generosa disponibilità del prof. Genuario Belmonte, direttore del Museo; disposto a spiegarti cosa è quella lisca di pesce chiusa in una pagina di pietra morbida risalente a 10 milioni di anni fa; una pietra, quella leccese, quella delle sequenze degli angeli che si buttano dai cornicioni delle chiese barocche di qui, una pietra che testimonia il passato relativamente recente di questo territorio, all’epoca completamente sommerso da acque profonde, tanto da ospitare pesci grandi 16 metri, come l’unico esemplare al mondo di zygophisoster, dell’esattezza del nome, ma anche delle dimensioni non sono affatto sicura; una “specie di specie” di enorme delfino. L’ingresso è libero e gratuito, vale però la puntualità. Cominciamo alle 17 e finiamo alle 19. Una forma di rispetto necessario all’obiettivo che vogliamo raggiungere: leggere ad alta voce, per intero, il nostro libro: compiere fino in fondo il nostro viaggio negli appuntamenti stabiliti. Oltre domani, anche giovedì 19 e 26, agli stessi orari; allo stesso posto. Fra reperti, pagine di pietra, testimonianze fossili che ci arrivano da 70 milioni di anni fa. La storia che ci racconta Barnes è di stamattina, manco, di un’ora fa, rispetto alla grande Casa del Tempo in cui la leggiamo, a voce alta.

mercoledì 4 giugno 2014

WOW


Ieri pomeriggio è stato bellissimo. Il professore ci ha fatto trovare un posticino raccolto fra le teche dei legni fossili, i più antichi che stanno lì hanno un milione e mezzo di anni, e le pagine di pietra dove Dio ha conservato, come facciamo noi fra le pagine dei libri, foglie e rami di araucarie; sembrano disegnate.

...siamo a pagina 42.
Mentre Annarita leggeva, contenta di riprendere a percorrere con la voce una pista lasciata da qualcuno che l’ha aperta per se stesso, e per noi, in un mondo nuovo, si chiama Livelli di vita quel mondo, e poi dopo Giovanna; io vagavo con lo sguardo fra lo scheletro del dinosauro perfettamente ricostruito e la ricostruzione immaginaria, in cartapesta, che scende imponente dal soffitto, di una specie di delfino vissuto una decina di milioni di anni fa proprio dove adesso sto scrivendo io, a Castromediano; lo Zigofisoster, un nome così, sì lui stava al posto mio, al posto di me della scrivania del computer del muro che mi sta di fronte dove stanno appese delle fotografie vecchie di quattordici anni fa, pfu, ecchecosèquattrordiciannnifa. Là nel Museo ci sono reperti di 70 milioni, e ricostruzioni e racconti, ce li ha fatti il professor Genuario Belmonte in persona, un personaggio che sembra uscito da un libro di scienze dell’epoca di Darwin, con una capacità divulgativa meglio di Piero Angela tanto che ci veniva da dimenticare il motivo per cui eravamo lì. Ascoltare il professore surfare fra i milioni di anni, perché Annnarita ne aveva di domande da fare: ma è vero che i coralli; ma esistevano le zanzare all’epoca dei dinosauri; che cosa è quello, che il professore ci ha lanciati, con moltissima compostezza, nello spazio del tempo. Il Museo dell’ambiente è il Museo del Tempo; ma non sto dicendo un tempo così, sto dicendo 500 milioni di anni fa, quando la terra non era ancora colonizzata dalle piante e i coralli crescevano di 400 cerchi di carbonato di calcio al giorno perché la terra girava su se stessa velocissima, ci metteva 400 giorni per fare il giro annuale intorno al sole e aveva la luna assai più vicina, doveva essere bellissima, enorme vicina alla terra, a portata di mano, o di mare; mare che all'epoca aveva maree portentose. Poi le piante hanno dato inizio alla storia del pianeta; pianeta che il libro di Barnes, che racconta nelle prime 42 pagine le vite e i caratteri dei primi aeronauti, gente visionaria che ha messo in gioco se stessa per vedere il mondo dall’alto, gente che ha messo insieme per la prima volta cose che non hanno niente in comune fra loro, il libro dico, racconta anche di chi ha messo per primo il piede sulla luna, era il 1968, e dice che l’emozione più grande era non tanto stare lì, in quel mondo grigio e uniforme, ma vedere sorgere la Terra. Bellisima: azzurra e rossa e con i suoi sbuffi di nuvole intorno. Mentre si leggeva, a turno un po’, c’era anche Antonio, gli uccelli fuori dal museo chissà che si stavano comunicando. Facevano anche loro combriccola, per usare una parola cara a te, amica Valentina. In men che non si dica sono arrivate le 19 e siamo andati, usciti fuori da quella specie di stiva di nave antica, lì è tutto legno, a cui somiglia il Museo. E il sole di giugno ci ha tenuti stretti stretti, mentre Antonio si incantava nel campo antistante, a vedere un enorme, grandissimo cactus, come quelli che si vedono nei film dei cow boy, con molte file di cozze piccinne, di lumachine, bianche, a disegnare come tante perline in fila indiana, l’asse longitudinale della bellissima pianta. Certo che vederle vive le cose, è tutta un’altra cosa. Ci vediamo giovedì 12. Grazie professore! Grazie Giovanna, Annarita, Antonio, grazie uccellini; e grazie a me.

lunedì 14 febbraio 2011

un venerdì

Ecco, sono caduta. Davanti a tutti, mentre leggevo. Colpa di Muriel Barbery. Leggo ad alta voce da qualche incontro per il nostro piccolo gruppo dei lettori, condividiamo la lettura ad alta voce di romanzi che leggiamo a turno dall’inizio alla fine, L’eleganza del riccio. Me lo sono comprato due anni fa ma non l’avevo ancora letto, non mi aveva agganciato, e forse l’avrei pure lasciato stare dopo le prime dieci pagine anche questa volta, se non avessi preso l’impegno di leggerlo io. Catia mi aveva avvisato di recente: devi resistere un po’ di pagine all’inizio, si entra dopo. Già.
Già dalla volta scorsa mi avevano colto alcune immagini, rivelazioni, luci accese all’improvviso sulla nostra coscienza addormentata in questa modernità ricca di bagni di acqua calda e fredda di strade di aeroplani. Di tutto quello che non serve per trovare qualcosa che sta solo dentro di noi. Ecco perché si cade mentre si legge. Perché mentre cammini nella storia non vedi il gradino di verità che l’autore ha trovato per primo in se stesso e su cui lui, lei per prima, è caduta.
Temevo, senza averlo pensato mai lucidamente, il momento in cui qualcuno si sarebbe accorto del mio pianto mentre me ne sto intenta a leggere. Non c’è niente di più vergognoso che un pianto durante la lettura. Se piango mentre sono per strada ma in realtà sono in un mio dolore non mi importa allo stesso modo che qualcuno mi vede piangere; mentre leggo sì. Perché sembra sproporzionato. E invece è proporzionatissimo. A testa bassa sono rimasta in un silenzio impastato di lacrime, dopo essere inciampata nelle considerazioni sulla morte di suo marito espresse da Renèe, la portinaia del numero 7 di Rue de Grenelle. Non potevo, volevo guardare nessuno, ho solo raccolto con le orecchio il silenzio che mi circondava. Quando sono riuscita e guardarmi intorno ho capito che eravamo caduti tutti. Una complicità ci lega adesso, e la scoperta di uno scalino messo su da Muriel Barbery, all’insaputa di tutti.
a venerdì 
Teresa

giovedì 27 maggio 2010

incontro con Antonina Azoti







Lecce, 31 maggio 0re 9.00
manifatture Knos
via vecchia Frigole

martedì 4 maggio 2010

leggiamo ad alta voce

da venerdì 23 aprile
ogni venerdì dalle 15.30 alle 17.30
c/o biblioteca del centro diurno di Lecce
combriccola di lettori aperta al pubblico



Titolo: Ad alta voce Il riscatto della memoria in terra di mafia
Autore: Antonina Azoti
Collana: Diario vincitore del Premio Pieve - Banca Toscana 2004
Edizioni Terre di mezzo
Pagine: 128

"Aranci, aranci, cu li fa' li guai si li chianci". Chi combina guai, li pianga solo. Spirito libero, sindacalista, musicista della banda, Nicolò Azoti è privo della "robba" che ne farebbe un buon partito. Sposa la donna che ama solo grazie a una "fuitina" e quando muore, ammazzato dalla mafia a pochi metri da casa, a chi circonda la vedova e i bambini non par vero di poter scuotere la testa.

Antonina ha quattro anni quando sua mamma le stende sul letto il padre agonizzante; pochi giorni dopo, il cappottino rosso che aspettava per Natale verrà tinto di nero. Nicolò è morto battendosi per la riforma agraria, ma sulla vedova e i due bambini cala il sudario di isolamento e vergogna destinato ai parenti di un "morto ammazzato". Dita puntate, malelingue. Il parroco asperge la bara per strada con l'acqua santa, ma si rifiuta di portarla in chiesa. "Anche Dio - scrive Antonina - lo considerava quindi colpevole?"
Ad alta voce è la storia del lento e orgoglioso percorso di riscatto di Antonina, Pinuccio e della loro madre. Dai tempi della miseria al lavoro da maestra. E al giorno in cui, davanti a tutta Palermo radunata per onorare la morte del giudice Falcone, Antonina sale su un palco e racconta ad alta voce l'orgoglio di essere figlia di Nicolò Azoti, caduto per promuovere i diritti dei braccianti, dimenticato insieme ad altri 39 sindacalisti uccisi nell'immediato dopoguerra.

lettore unico: MASSIMO

giovedì 11 febbraio 2010

coordinate spaziali sulla terra

il prossimo appuntamento con Holden Caulfield, e con la voce narrante di Piero, e con le cioccolate, trovando un posticino nel cerchio del grande orecchio che ascolta, cosa ne dobbiamo fare del famoso osservatorio di Monte Palomar, il più grande orecchio in ascolto puntato nell'Universo, quello perduto nel deserto dell'Arizona, in America; se noi proprio quello ma con le nostre semplici orecchie, siamo? Se vuoi appartenere a quel silenzio, a quel radio telescopio umano, non hai, non avete, che farvi trovare venerdì 19, che domani salta, presso la nostra Biblioteca di Germinazioni, nel CIM di Lecce, in piazzetta Bottazzi, ex Vito Fazzi. Dalle 15.30 alle 17.30.

sabato 6 febbraio 2010

dare fiato


e siamo già ripartiti.
A Piero tremava la voce: un timbro nasale, fluido nonostante i nomi delle persone dei luoghi, anglosassoni. Il Giovane Holden, titolo originario The catcher in the rye, chiuso ingessato nella sua copertina totalmente bianca, niente in seconda terza e quarta nell' edizione 2001 Einaudi (5o anni dopo la prima uscita tipografica in America), tremava un pò nelle mani di Piero che certamente è la prima volta che legge ad alta voce -un libro intero- a qualcuno. Con alcune pause: per l'acqua per mangiare un bacio di dama Virginia per scambiare un incoraggiamento un sorriso, Piero ha cominciato la lettura dell'unico romanzo scritto da J.D. Salinger. Che ha poi scritto un libro di racconti e dal 1961 basta, neanche un rigo. E giovedì scorso la notizia della sua morte. Era molto anziano certo, e famoso, tantissimo, paradossi della modernità, per essere riuscito a negarsi con metodo scientifico a qualunque forma di avvicinamento a lui. Per decenni. Famoso per essersi sottratto, negato, obliato. Eppure aveva lasciato di lui una traccia così forte, la debolezza dichiarata ostentata del suo Holden, che la sua voce di scrittore si ascolta da allora, dal 1951, forte e chiara. Nitida come una immagine completamente a fuoco, primo piano e secondo. E i dettagli delle cose e degli oggetti intorno a quel ragazzo di sedici anni di cui il libro, come un diario personale, appunta i pensieri in presa diretta. A Piero la voce trema sempre di meno mentre legge, ma sale piano piano in me il tremore per la vita di Holden Caulfield. Sta per essere mandato via, cacciato da Pencyl, il terzo o quarto collegio che ha cambiato. Non studia. Ha appena dimenticato in treno a New York, dove è stato con la sua squadra di scherma, la sua borsa di fioretti, è da poco andato a salutare un professore di storia e ora sta dialogando con un compagno del college più grande di lui che ha i denti così sporchi che a suo dire, cresce il muschio. Lessi la storia di Holden oltre dieci anni fa, so che il libro che abbiamo appena cominciato ad ascoltare ieri sarà diverso da quello. Dieci anni dopo, prendendo in prestito la voce di un uomo avanti nei trenta. Ha la faccia allungata Piero, gli occhi celesti, come ripetutamente lavati, e un sorriso disposto ad aprirsi appena accenni una battuta uno sguardo amichevole un pensiero inedito. E un bisogno di esistere come un'unghia più lunga che quando la mano afferra raschia sempre: bisogno di esistere nonostante la pena, che è di tutti, è anche mia ed è mia tutti i giorni, di non riuscire a trovare una soluzione a un legame che si deteriora sotto i nostri occhi; una strategia a una relazione che si cristallizza in ruoli che a pensarci non abbiamo scelto ma da cui siamo stati scelti. Ci siamo solo abbandonati a dei copioni che si erano formati, tempo fa, nella nostra testa. Abbandonati a quelli senza provare nemmeno ad aprirlo quel raccoglitore ad anelli che li contiene. Ora Piero presta la voce a Holden, ai suoi pensieri ai suoi modi di dire alla sua protesta, alla vergogna che prova a vedere tanta ipocrisia. E Holden si è seduto in cerchio con noi. Ha bevuto ha mangiato un bacio di dama; ha salutato prima di andarsene. E anche Salinger è venuto senza volto senza terza di copertina senza dire una parola. Ci ha portato la tormenta di neve che quel libro custodisce ma non il freddo. La voce di Piero ha calore sufficiente per scioglierla.
Ogni Venerdì, presso la nostra Biblioteca, dalle 15.30 alle 17.30. Per chi vuole scongelarsi.
Teresa Ciulli

giovedì 8 ottobre 2009

Cibo: dalle quindici alle diciassette ogni giovedì

leggiamo Zanna Bianca da giovedì scorso. Valentina ce lo legge ad alta voce mentre noi guardiamo lei o le pareti o le nostre scarpe, ognuno le sue. O la faccia che abbiamo dirimpetto che guarda un punto che è lo stesso che guardo io. Perchè sia che si guardi Valentina, o il muro, o le scarpe, o il volto dell'altro, tutti guardiamo la stessa cosa. Ci sono meno cinquanta gradi in questo deserto di neve e d'alberi e sulla slitta poggiano tre cose: un'ascia un pentolino e l'altra se ne è andata via adesso. Poggiano sopra una cassa di legno stretta e lunga che appena la slitta si ferma diventa tavolo o sedia. Nella cassa c'è un morto. E' un ricco cacciatore che altri due, Buk? Nick? stanno riportando a un forte, Kork? perchè lui pure da morto si può pagare una sepoltura. La slitta è trainata da sei cani ma alla fine del secondo capitolo ne sono rimasti quattro. Una femmina, dal pelo rosso come....., unita a un grande branco di lupi che segue affamato questo solitario convoglio, riesce a chiamare i cani maschi della slitta attirandoli in un tranello che costa loro la vita, o così pare. I due cacciatori cominciano a temere per se stessi, uno è più superficiale l'altro invece si fa proprio nervoso e ci contagia, consapevole del pericolo che loro stessi, noi, stiamo correndo. Hanno solo tre o quattro cartucce da sparare; nient'altro. Ecco! Ecco il terzo oggetto che sta poggiato sulla cassa di legno, eccolo, una carabina! Oggi pomeriggio che ci rincontriamo per proseguire la lettura che Valentina porterà, lei da sola a termine fino alla fine del libro, proprio come nella trasmissione bellissima di radio tre "ad alta voce" che ascolto appena posso tutte le mattine dalle 9 alle 9.30 (stamattina ho intercettato Paolo Poli che legge le sorelle Materassi?, di Palazzeschi-pieno di sofisticati corti circuitifra il testo e quella sua voce piena di sessi e di stereotipi-), oggi pomeriggio starò attenta. Voglio imparare i nomi dei due uomini, meglio vederli vestiti, e meglio distinguere i loro volti coperti di ghiaccio mentre si muovono su dei racchettoni nel deserto di neve, fra gli alberi, in un silenzio che in quelle cento pagine sta consegnato. E' il silenzio che circonda oggi la vita di Jack London, l'autore. Nato nel 1898? e morto a quarant'anni, alcolizzato. Ha una vita avventurosa, come un grande spietato romanzo. Autodidatta, vagabondo, millemestieri, giornalista di guerra in Sud Africa e in Russia credo. Verso il 1928, in una stabile parentesi affettiva e lavorativa, pochissimi anni, scrive Zanna Bianca. Ricordo la sfilza dei titoli che Valentina ha percorso con la mano sulle note biografiche di quel vecchio libro che stiamo leggendo, una edizione economica della BUR, copertina azzurra, dove in primo piano sta un uomo col mantello di pelliccia e il fucile in mano, forse, certo, è un disegno degli anni settanta. Valentina percorreva quei titoli di libri pubblicati e io ho pensato: come ha fatto? Oggi lo incontro, lo incontriamo di nuovo, e quei suoi due amici e i quattro cani, e quei lupi numerosi là fuori. Affamati.

Teresa Ciulli

martedì 6 ottobre 2009

leggiamo ad alta voce


Jack London
Zanna Bianca
1906

lettrice unica: VALENTINA

giovedì 17 settembre 2009

da un uccello in cattività


Una voliera di libri.
Da quando sono piccola ho letto centinaia e centinaia di pagine. Di romanzi più che di libri di scuola. Di primo pomeriggio, d’estate, stesa bocconi sul letto mentre il sole che filtrava dagli spazi regolari della serrande di legno verde, faceva danzare all’impazzata la polvere che attraversata da quella diagonale di luce, pareva la polvere d’oro di un incantesimo: quello della fata della lettura. Ero anch’io sospesa, e presa in quella danza che le parole e la storia chiusa in un libro e finalmente liberati da me, mettevano in movimento. Ho volato decine di volte nei tempi storici e negli spazi e negli abiti degli altri. Sono stata maschio e femmina e pure giovane e vecchia sono stata e continuo ad esserlo ogni volta che mi imbraco sulle spalle quelle decine di pagine che mi fanno volare. Alzare da terra. Ho conosciuto decine di sentimenti, patito la tristezza, ho pianto. Ho temuto per la vita di qualcuno chiuso in un libro come se temessi la mia propria. Ho raccontato tanti anni fa, in diverse forme, l’amore che ho portato e porto per le storie. Due anni fa raccontando a bambini di cinque anni e di sei, una storia scritta da David Grossman, ho costruito un uccello; era giallo e nero e le sue ali erano formate dalle pagine di quel racconto. Per leggerlo ho dovuto liberare quell’uccello di carta dalla gabbia. E esso, il racconto di Itamar che non ha paura, ha preso a svolazzare fra di noi. Eravamo in cinquanta in una sala grande e piena di luce. Quell’uccello l’ho regalato. Alla fine di quell’anno scolastico a un bambino che non sapeva, perché nessuno glielo aveva insegnato, a rispettare le regole. Era prigioniero della nostra debolezza, di noi adulti. Fa pena adesso ricordare quell’episodio, alla luce di quanto sta accadendo in questo paese. Da decenni si va affermando una cultura che afferma l’apparire individuale come unica forma di comunicazione con gli altri. Sono i corpi e la loro semplice elementare, primitiva legge estetica, a governare le scelte i comportamenti i sentimenti i valori. Non ci sono più, da molti anni, regole condivise. Vivo in un paese dove le regole cambiano a seconda della convenienza personale di chi detiene il potere. Non è più la democrazia. Un sistema di governo che tutela le minoranze e promuove l’uguaglianza attraverso la giustizia. Non siamo più un paese di adulti. A Marco ho regalato un uccello che è nato in cattività. Forse è meglio che se ne stia là dentro. Che non si muova che non agisca. Perché se decide di farlo il suo volo non può che provocare danni. A se stessi certamente. Ma a noi stessi provochiamo danni ormai anche se restiamo nella gabbia. La storia che si è svolta mentre noi crescevamo ci ha messo con le spalle al muro. Non possiamo allontanarci da quel muro senza affrontare la pena, il dolore di un cambiamento che non può essere più rimandato. E non possiamo restare fermi addossati a quel muro perché la storia va avanti e quel muro presto crollerà trascinandoci dietro. Siamo la generazione che deve pagare il conto che i nostri genitori non hanno voluto pagare. Siamo figli di una generazione egoista che si è chiusa nei suoi privilegi. Ma noi dobbiamo andare. Io non ce la farò ma Amalia e Alvaro, i miei figli, e i nostri, perchè un figlio appartiene a una nazione intera e oggi a un pianeta, ce la devono fare. Gli errori devono essere riparati. E i costi assunti. Le migliaia di pagine che ho letto fino ad oggi, stesa bocconi sul mio letto di bambina o stesa a pancia in su di notte, nel mio letto di moglie e poi di mamma, addentando le pagine a morsi di stanchezza non possono stare più ferme. La porta della gabbia è aperta. Sarò capace di volare fuori dalla mia voliera? Ho nelle braccia milioni di linee di scrittura, a partire dal Lampionaio, attraversando Louise May Alcott, i gialli per i ragazzi della Mondadori, poi Cesare Pavese, Marguerite Youcernar, Useppe di Elsa Morante, Roland Barthes e Italo Calvino. Si sono aggiunti negli anni Emma Bovary e poi le decine di personaggi di Guerra e Pace di Lev Tolstoj. Ho riletto per i bambini di San Donato due anni fa, Il piccolo principe e la vita di Saint Exupery e daccapo è traboccato il cuore. Oggi sto alle prese con Jean Giono in quella favola che ognuno di noi potrebbe trasformare in realtà che è L’uomo che piantava gli alberi. La notte mi addormento con Levin e Kitti e Anna e Vronskij. Vivo fra Mosca e la campagna intorno. E con Anna siamo andate a stare a Roma per un po’. Sarò capace di volare? Mi faccio questa domanda mentre vedo il mondo che mi sta intorno che sprofonda in un abisso di idiozia. Se non sarò capace di volare, salterò camminerò striscerò. Ma queste linee di scrittura appartengono a chi me le ha tatuate sul cuore. A Cristina Campo a Emily Dickinson a Wislawa Szymborska. A Etty Hillesum. A mia madre che mi regalò a sette anni il mio primo libro: perchè facessi un cammino non perché restassi chiusa qui.


teresa ciulli

mercoledì 26 agosto 2009

parole all'orecchio


lunedì 6 luglio 2009

leggiamo ad alta voce


Italo Calvino
Marcovaldo ovvero Le stagioni in città
Einaudi, 1963

è una raccolta di venti favole moderne e fantasiose (più precisamente novelle) di Italo Calvino. La prima edizione fu pubblicata nel novembre del 1963 in una collana di libri per ragazzi dell'editore Einaudi. Il sottotitolo Le stagioni in città si rifà alla struttura dei racconti, associati ognuno ad una delle quattro stagioni dell'anno. Il protagonista di tutte le favole è Marcovaldo, un manovale con problemi economici, ingenuo, sensibile, inventivo, interessato al suo ambiente e un po' buffo e malinconico. Per quanto riguarda l'ambientazione è ambientato pressoché tutto in una metropoli, di cui non viene mai menzionato il nome anche se si pensa sia Milano o molto più probabilmente Torino, dove Calvino ha lavorato per molti anni. La sua ambiguità si rifà al fatto che Marcovaldo, Cittadino per antonomasia, viva in una Città simbolo di ogni città, con cemento, ciminiere, fumo, grattacieli e traffico. Anche la ditta Sbav, presso cui Marcovaldo lavora, è la Ditta per eccellenza, simbolo di tutte le ditte, e proprio per questo non si sa né cosa vi si produca, né cosa vi si venda, né il contenuto degli imballaggi che il protagonista sposta e trasporta tutto il giorno.

lettore unico: ANTONIO

domenica 24 maggio 2009

Il seme della memoria


Ho tenuto attaccato sul frigorifero per oltre un mese certamente, lo scontrino dell’ingresso al cinema dove siamo andati io e Sergio a vedere Fortapasc, il film di un noto regista italiano, mammamia che pessima memoria, dedicato a Giancarlo Siani, il giovane giornalista di un comune vicino Napoli, ucciso dalla camorra a causa delle sue inchieste. Un film toccante privo di retorica su un antieroe, su uno che semplicemente voleva fare il suo lavoro: fare il giornalistagiornalista, come gli spiegò il suo capo redattore durante una passeggiata su una riva piena di monnezza, e non il giornalista impiegato. Noi siamo l’Italia, noi siamo questo paese che uccide i giovani uomini e le giovani mamme che si volgono alla politica per difendere dalla speculazione edilizia un pezzo del luogo dove esse vivono con la loro famiglia, come fu, 25 anni fa per Renata Fonte, assessore alla cultura del comune di Nardò che si batteva in difesa del territorio, oggi riserva naturale di Porto Selvaggio. Noi siamo questo paese, io e te. Noi con il nostro comportamento, che invece assai spesso è omissione di comportamento, abbiamo lasciato soli Giancarlo e Renata. Libera, l’associazione fondata da Luigi Ciotti diversi anni fa e che raccoglie numerose Associazioni e individui nel suo progetto di educazione alla cittadinanza, se vai nel suo sito trovi raccolti i nomi delle persone che in Italia sono state uccise dalla mafia perché hanno denunciato un abuso di potere o un comportamento illegale contro la comunità e la promessa del loro impegno a perpetrarne la memoria per lo sviluppo futuro del paese che non ha saputo difenderli. Sono otto pagine fittefittefittefittefitte, di nomi. Un abisso, una guerra che si svolge oggi qui a fianco a me a te. Di pochi mesi fa l’uccisione nel Salento non mi ricordo più dove, le notizie i nomi non riesco più fermarli dentro di me, scorrono nel grande mare dell’insignificanza che è la prima ragione di morte di me come persona nella comunità e nel luogo che mi ospita. Tutto sembra così grande così intangibile, così fuori misura, e invece basterebbe scrivere il nome di un assessore ucciso perché scomodo, nella propria testa. E invece bastano pochi chilometri di distanza da un fatto, pochissimi in questo caso, per archiviarlo come cosa che non mi riguarda. Eppure tutto il mondo mi riguarda. Una ferita un crimine che si consuma in Campania, le discariche abusive a cielo aperto dove arrivano camion da tutta Italia a depositare a cielo aperto i loro veleni, mi riguarda. L’etica libera la bellezza ha dichiarato e scritto Luigi Ciotti sui manifesti gli stendardi la rivista che hanno accompagnato la marcia di Libera quest’anno a Napoli, il 21 di marzo, era il primo giorno di primavera e per questo me lo ricordo. Io lo credo, anche se non lo pratico non tengo sveglia la mia mente non memorizzo. Oggi in questa giornata dedicata alla condivisione, si aprono i cortili delle più belle dimore storiche di questa città dove vivo da vent’anni, i due quinti della mia vita, perché io sono nata a Bari e lì, nel mare antistante al porto sta piantata la mia lingua la mia formazione i miei affetti i miei brividi di bellezza e di stupore, voglio condivider con voi visitatori un progetto: quello di raccogliere fondi, attraverso al vendita di trenta spillette, per la nostra Associazione culturale Germinazioni. Un gruppo di lettori che è nato tre anni fa come Presidio del Libro dentro una istituzione sanitaria, il Cim di Lecce. Presidio nato dall’entusiasmo e dalla bravura, dai saperi di Valentina Sansò, che ringrazio l’allestimento della mostra insieme a lei è curato, e che oggi si muove in un territorio aperto, e libero. Come associazione culturale intendiamo continuare quello che in questi anni abbiamo già realizzato: azioni, processi creativi sull’amore per i libri per la letteratura, aperti alle città. Come associazione culturale noi possiamo mi piacerebbe moltissimo, associarci a Libera, che raccoglie migliaia di sigle al suo interno. E muoverci nella sua orbita in cui la cittadinanza, in tutte le sue manifestazioni, viene promosso valorizzata integrata in un tessuto di piena complessità. Questa raccolta di fondi va dunque a questo progetto, no, desiderio: creare un nodo etico fra la nostra associazione e quella di Luigi. Mi entusiasma sempre il pensiero di esse un tramite, un ponte da qualcosa a qualcos’altro. Oggi nel giardino della Ratta pianto un seme in questo agrumeto, un seme che di certo non è stato ospitato mai. Ma si sa il vento e la cacca degli uccelli sono i primi veicoli di diffusione della diversità e dell’abbattimento delle barriere fisiche, dei muri. Il seme di un impegno mio a ricordare bene subito e scrivilo Teresa, per sempre, il nome di un uomo di una donna che vicino a me cadono per amore di qualcosa. Per amore del loro lavoro: io sono un giornalista; per amore della loro terra: io Renata che sono nata e cresciuta a Nardò. Il seme della memoria. Che ci fa essere cittadini adesso, ora, qui.
Teresa Ciulli

sabato 20 dicembre 2008

leggiamo ad alta voce


Giampaolo Visetti
Mai una carezza

Baldini Castoldi Dalai

lettori IN CERCHIO

giovedì 13 dicembre 2007

un saluto danese

Che bello sentirti Valentina e grazie per l'invito al vostro blog - ma vedo che gia' contribuisco! Io non ho mai partecipato ad un blog prima d'ora, non so neppure che bottone si schiaccia, ma ci provero'. Intanto ti scrivo di sfuggita da Copenhagen, dove sono arrivato ieri sera tardi e dove sto per fare un intervento su, indovina un po': Idea Stores!

Arrivando in inverno a Copenhagen uno non puo' (se l'ha letto, ovviamente) non pensare a Smilla e il senso della neve* (e' cosi' il titolo in italiano?), libro bellissimo di Peter Hoeg (la o alla danese non ce la faccio a scriverla su questo computer, e poi non si pronuncera' neanche o). Il libro l'ho letto due anni fa (cominciato in Danimarca), e segue le peripezie di questa piccola/grande donna che pattina pericolosamente sull'orlo della vita, tra porti ghiacciati e il freddo artico della Groenlandia (suo paese natale), cercando di risolvere un mistero, o forse solo per noia. Smilla ha una forza innaturale per una della sua misura, e spesso una fortuna incredibile considerando dove si va a cacciare, ma riesce anche a guardare in faccia la tragedia della vita cosi', senza lamentarsi, come se non ci fosse altro modo. Belli i momenti con l'amico meccanico, un po' malinconici e rassegnati. Il film poi non l'ho visto, per scelta, perche' da anni ho deciso che i film tratti da libri che conosci non vale proprio la pena di vederli, rovinano tutto.
Ecco, questo era solo un saluto danese ispirato da nomi di strade come rungsted strandvej, e ny adelgate, e stroget che mi ricordano molto la buia citta' di Smilla.
Non so se e' da blog, fai tu.

Un abbraccio.

Sergio

[* 'Il senso di Smilla per la neve' (titolo originale 'Frøken Smillas fornemmelse for sne', 1992) è stato pubblicato in Italia nel 1994 da Mondadori, n.d.r.]

mercoledì 7 novembre 2007

un saluto da Idea Stores

Carissime Teresa e Valentina,
un'immagine che mi porto di Cagliari e' quella di gente contenta ma esausta, tardi un sabato sera in attesa intorno ad una macchina piena di altra gente, si apre la porta e dentro ci siete voi due ed altri simpaticissimi amici pugliesi - che bello essere ancora riusciti a scambiare due parole con voi, proprio all'ultimo momento! Tra una cosa e l'altra sabato il tempo e' proprio volato e mi stavo gia' rassegnando a dovervi cercare elettronicamente per farvi i complimenti ed eccovi li', e cosi' ce li siamo scambiati di persona i complimenti, ed e' stata la nascita ufficiale del Club Stima Reciproca - (sezione Lecce/Londra).
Ho sempre creduto che l'arte sia una delle vie alla lettura, ed il vostro approccio lo dimostra veramente. Sono stufo di sentire noiosi bibliotecari che parlano di catalogazione e sistemi di sicurezza e di cosiddetti promotori culturali con la puzza sotto il naso che parlano di 'libri di qualilta'' con uno snobismo disgustoso - percio' quando vi ho viste salire sul palco l'altro giorno mi sono completamente lasciato andare al ritmo suadente della vostra originalissima presentazione - ed il mare di stimolanti idee che ne e' seguito. Poi sono tornato a casa ed ho guardato il sito operedicarta - bellissimo.
Ecco, io volevo solo salutarvi e stabilire un contatto, e poi sarebbe bello scambiare qualche idea ogni tanto, e magari rivederci ad un altro evento, o forse alla ricerca di bottiglie in chissa' che mare.
Ciao.

Sergio (Dogliani)

*

caro Sergio far parte del club, molto inglese veramente, del club stima reciproca mi inorgoglisce più, più di quanto immagini, e chissà alla zia Vale...siamo arrivate a Cagliari con molta paura e molta ansia e io per quanto riguarda me sono tornata a casa con la frustrazione di non aver fatto bene quanto avrei voluto. Ne so il motivo e spero di sciogliere da me e congedare definitivamente questo ostacolo che mi impedisce in queste situazioni di essere libera. Ma riesco a guardare la cosa dall'alto e dall'alto vedo un lavoro complesso fatto di tanti pezzi che hanno cercato di stare dentro una cornice di comprensione e quindi di creare senso al nostro fare. Con Valentina ci siamo dette in aereo al ritorno che ti avremmo, e lei certamente lo farà con tempestività, lei è una vera macchina di relazioni capace di far salire di significati queste relazioni a ogni giro, mandato qualcosa di noi perchè sarebbe bello fare una iniziativa insieme: noi da qua dalla punta dello stivale e tu da là da quella isola che sembra un punto esclamativo uscito male. D'altra parte il nostro club si nutre di curiose geometrie, noi abitiamo a Lecce e tu a Londra: cominciano entrambe con la L come anche l...ibro.
Grazie dunque grazie per lo spirito di amicizia che avverto nelle tue parole e nella mancanza di pregiudizio nell'apertura con cui hai guardato il mio lavoro; è tutto ricambiato.
a presto Sergio!
Teresa

*

ciao sergio!
è bello tornare a casa da una giornata di lavoro... quando il trantran quotidiano ti ha già assorbito nuovamente e benchè te lo stessi ripromettendo non sei ancora riuscita a dare un benchè minimo seguito agli incontri avuti... (con il rischio di far passare quel clima interiore utile che te lo permetterà, perchè poi subentrerà il pensiero subdolo 'non si ricorderanno più di me')... e trovare questa sorta di messaggio in bottiglia... che viene da così lontano...
sono contenta della nascita del nostro 'club stima reciproca', son contenta e molto molto onorata di esserne parte!
meno male che abbiamo fatto scorrere quello sportello sabato sera in attesa di partire là fuori dal ristorante... perchè credo che altrimenti la posta elettronica ci avrebbe restituito il tutto un po' più freddamente... invece avevamo ancora quel meraviglioso 'cannonau' in circolo che ci rendeva sicuramente tutti più fluidi e spigliati e così abbiamo potuto scambiare sguardi autentici e sincere promesse! e così eccoci qui. a me viene naturale parlarti in libertà ed esprimerti grande entusiasmo per questa nostra corrispondenza. sarebbe davvero bello trovare punti di contatto tra i nostri punti di vista (scusa il gioco di parole) e tra le nostre così diverse esperienze... l'arricchimento, credo, almeno per noi!, sarà assicurato! allora... in attesa di un'ondata ispirativa di una inaspettata idea di una nuova visione...
ti saluto caramente e ti dico... a presto sergio!
valentina

giovedì 4 ottobre 2007

re: pagina 58

Ciao Valentina, complimenti per il lavoro/passione che svolgi

grazie per l'invito... sono stato impegnatissimo nella mia nuova avventura lavorativa (il mio socio è partito e il lavoro si è raddoppiato)....... comunque ho fatto lo stesso l'eperienza della pag. 58 e ho avuto la sensazione di mettermi in contatto con l'autore... come dice Teresa (a proposito il mio libro attuale è "Mille splendidi soli"). La mia pagina 58 è un pò triste perchè c'è l'immagine di una futura sposa, con tutti i momenti della vestizione che dovrebbero essere sacri e luminosi come "mille splendidi soli" ma in questo caso sono scuri poiché Mariam è costretta a sposare il "non suo" uomo. Il giorno più bello della sua vita diventa il più scuro. Penso però che fino a quando avremo il coraggio e la possibilità di raccontare il nostro dolore e le nostre sofferenze potremo avere sempre qualche "sole" che illumina la nostra strada. Mille splendidi soli a tutti voi del centro.
Ciao da Angelo... alla prossima.

lunedì 20 agosto 2007

noi e Tolbà 2

12 luglio 2007 9:20
a Tolbà
...con
la speranza di raccogliere un po' di fondi oggi sul mare di
san
foca...
vi terremo aggiornati!
con profonda stima,
i miei più cordiali saluti
Valentina

12 luglio 2007 11:32
da Tolbà
Cara valentina, la ringrazio molto per avere pensato a Tolba' per i
fondi raccolti attraverso questa iniziativa bellissima perche' c'è
davvero bisogno di poesia anche in questi mari che si fanno tombe per
tanti uomini, bambini e donne. Domani vi spedioremo alcune copie dei
nostri libri. Auguri e grazie ancora Graziella Cormio
Cara valentina, la ringrazio molto per avere pensato a Tolba' per i
fondi raccolti attraverso questa iniziativa bellissima perche' c'è
davvero bisogno di poesia anche in questi mari che si fanno tombe per
tanti uomini, bambini e donne. Domani vi spedioremo alcune copie dei
nostri libri.
Auguri e grazie ancora
Graziella Cormio

5 agosto 2007 00:11
a Tolbà
cara graziella
finalmente siamo riusciti a mettere insieme i frammenti le tracce i segni rimasti dopo l'iniziativa verso il largo e a costruire un pacchetto per tolbà.
oggi, quel pacchetto, passerà dalle mani di teresa (ciulli) a quelle di gustavo (marotta) e catia, per viaggiare fino a matera, lì da voi.
così il piccolo, primo, cerchio si chiude con tanta gioia da parte nostra, di poter agire un seppur
piccolo corto circuito di solidarietà.
la vostra valanghetta di libri colorati nel frattempo ha raggiunto la nostra biblioteca e ve ne
siamo immensamente grati... anzi forse non dovevate così tanto...
la speranza è sicuramente di avere altre occasioni per fare qualcosa insieme, magari di conoscerci anche di persona, di promuovere qualche iniziativa che sia capace di smuovere coscienze e avvicinare energie ai vostri preziosissimi progetti...
voglio aggiungere un'altra cosa: poichè mi occupo di impaginazione e grafica editoriale vorrei darvi la mia fattiva disponibilità, se doveste averne bisogno, per le vostre pubblicazioni... ne sarei molto contenta e onorata.

dunque
speriamo a presto
tanti tanti auguri
valentina e le 'germinazioni'

p.s. ieri una giovane 22enne romana ci ha scritto per posta elettronica di aver raccolto in mare a otranto dove è per le vacanze la bottiglietta numero 7, quella che conteneva una poesia di nazim hikmet tradotta in inglese e in croato... la prima bottiglietta ha trovato approdo...!

20 agosto 2007 9:49
da Tolbà
Cara Valentina, ti ringrazio molto per avere iniziato a costruire questo legame che spero si renda stabile come tu anche auguri. Ho letto il messaggio della giovane che ha trovato la bottiglia e credo che questo sia un miracolo che premia le iniziative fatte con il cuore.
Spero anche io di conoscerti presto.
Un abbraccio Graziella

20 agosto 2007 10:34
da Tolbà
Cara Valentina, stamattina Gustavo ha portato i 555,00 € donati all'associazione; ti ringrazio moltissimo.Vorrei sapere a chi dobbiamo fare la ricevuta.
Fammi sapere e grazie ancora
Graziella

giovedì 2 agosto 2007

bottiglia numero 7! ;)

2 agosto 2007 23:27:53
Ciao!
Sono una ragazza di 22 anni di Roma, il mio nome è Luana.Ho trovato una bottiglia con una bellissima poesia mentre facevo il bagno al mare giù vicino a Otranto, con la mia maschera. Ero intenta a trovare una collana che aveva visto mio padre in fondo al mare, ma poi ho trovato un altro " tesoro" "in cima" al mare :)
Prima di trovarla avevo pensato anche io di scrivere una poesia e buttarla in mare.. o forse una lettera. Ma non l'ho mai fatto. E devo dire che trovarla è stato molto bello. Ma visto che mi avete dato tanto vi restituirò qualcosa di mio..quello che posso darvi. A me piace molto leggere e credo che chi sa fare buon uso della parola scritta per comunicare ha un dono. Io sono piu portata nella comunicazione visiva. In ogni caso amo ogni forma d'arte. Potrei spaziare molto a riguardo ma per ora mi fermo quì e aspetto ansiosamente una vostra risposta.
Saluti

Luana

PS: spero mi rispondiate prima di lunedì. Parto per la Sicilia. In questa estate partirò altre tre volte (a settembre sono di nuovo in Puglia) quindi mi scuso anticipatamente per la poca costanza nel quale vi risponderò.


3 agosto 2007 22:08:25
cara luana
io sono valentina, uno degli artefici di "verso il largo"!
...e ti annuncio con immenso piacere che sei tu ad aver trovato la prima delle 10 bottigliette!
per questo siamo molto emozionati...
anche se, detto tra noi non credo che l'emozione scemerà man mano che andremo avanti...
questa incognita assoluta che sono le correnti marine e il loro incedere lunatico (è il caso di dirlo)
mette tutta l'operazione in una sospensione spazio-temporale incredibilmente emozionante.
per questo ti consiglio di ripensarci e magari di fare anche tu questa esperienza!
se torni in puglia a settembre e dovessi trovarti dalle parti di lecce faccelo sapere
potresti venire a trovarci nella biblioteca che è il nostro luogo...
il mio numero telefonico è 328 9412237.
non esitare a contattarmi, sarà un vero piacere per tutti noi conoscerti!
aggiungo che se volessi saperne di più di tutta questa iniziativa puoi entrare in questo indirizzo blog
http://memoriedelvento.blogspot.com
dove tra l'altro da oggi... ci sei pure tu!
allora a presto
cari saluti da tutto il Presidio del Libro Germinazioni in Lecce
valentina

4 agosto 2007 21:36:47
WOW! c'è la mia e-mail su internet :D! e c'è anche la mia foto. Quella foto l'ho scattata il giorno prima che ho trovato la bottiglia prima di entrare nelle grotte della zinzulusa.
Ecco, non l'ho scritto nell'e-mail precedente ma io sono grafica pubblicitaria e fotografa. E' davvero una cosa entusiasmante e quello che hai scritto tu, Valentina, sul mistero delle correnti marine è proprio quello che pensavo io e che non sono riuscita a esprimere a parole.
Presto vi invierò altre mie foto se vi piacere...
un bacio
LUana!

il contenuto della bottiglietta n. 7/10

Nazim Hikmet

Arrivederci fratello mare
Varna, 1951
Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
mi porto un po’ della tua ghiaia
un po’ del tuo sale azzurro
un po’ della tua infinità
e un pochino della tua luce
e della tua infelicità.
Ci hai saputo dir molte cose
sul tuo destino di mare
eccoci con un po’ più di speranza
eccoci con un po’ più di saggezza
e ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare.

Goodbye Brother Sea
Varna, 1951
And so we pass away as we have come
goodbye Brother Sea
I take with me some of your shingle
some of your blue salt
some of your infinity
and some of your brightness
and of your unhappiness.
You were able to tell us many things
about your destiny as a sea
here we are with a bit more hope
here we are with a bit more wisdom
and we pass away as we have come
goodbye Brother Sea.

Zbogom brate more
Varna, 1951
I evo nas odlazimo kao sto smo i dosli
zbogom more brate
nosim koji tvoj kamencic
malo tvoje soli plave
malo tvog beskraja
i samo malo tvoje svjetlosti
i tvoje nesrece
Mnogo toga znao si nam reci
o tvojoj morskoj sudbini
evo nas sa malo vise nade
evo nas sa malo vise mudrosti
i odlazimo kao sto smo i dosli
zbogom more brate.

giovedì 15 giugno 2006

incontro con Nicola Valentino


Centro Diurno, Lecce estate 2006