Ci piacciono i giardini. E i semi che a quei giardini, se ci credi e ne hai cura, ti conducono.
Sono giardini di storie. Quelle che troviamo ogni venerdì pomeriggio, quando ci incontriamo per leggere, nei libri. Ma giardini di storie sono anche le nostre vite, i nostri singoli destini che ogni venerdì, alla stessa ora, noi affacciamo su un cerchio dove sta al centro, un tavolo dipinto alcuni anni fa da noi stessi. Su quel tavolo poggiamo i libri, le cioccolate in inverno, la coca cola d’estate anche a se a me non piace. Da quel cerchio, da quel confine tu puoi vedere il nostro giardino. E alzandoti dalla sedia, entrarci dentro. A turno innaffiamo le piante che ci crescono, sono alberi sempre più alti e ombrosi, e a turno facciamo gli umili lavori che servono al giardino e a noi stessi. Leggere ad alta voce è la linfa che scorre in questo giardino. Liberiamo dalle voliere, senza che quelli facciano più ritorno, storie autori personaggi luoghi che girano ormai insieme a noi in questa città in cui facciamo crescere, pianopiano, come è d’obbligo per l’albero, una fraternità cucita con libri d’avventura.


.
.
.

sabato 6 febbraio 2010

dare fiato


e siamo già ripartiti.
A Piero tremava la voce: un timbro nasale, fluido nonostante i nomi delle persone dei luoghi, anglosassoni. Il Giovane Holden, titolo originario The catcher in the rye, chiuso ingessato nella sua copertina totalmente bianca, niente in seconda terza e quarta nell' edizione 2001 Einaudi (5o anni dopo la prima uscita tipografica in America), tremava un pò nelle mani di Piero che certamente è la prima volta che legge ad alta voce -un libro intero- a qualcuno. Con alcune pause: per l'acqua per mangiare un bacio di dama Virginia per scambiare un incoraggiamento un sorriso, Piero ha cominciato la lettura dell'unico romanzo scritto da J.D. Salinger. Che ha poi scritto un libro di racconti e dal 1961 basta, neanche un rigo. E giovedì scorso la notizia della sua morte. Era molto anziano certo, e famoso, tantissimo, paradossi della modernità, per essere riuscito a negarsi con metodo scientifico a qualunque forma di avvicinamento a lui. Per decenni. Famoso per essersi sottratto, negato, obliato. Eppure aveva lasciato di lui una traccia così forte, la debolezza dichiarata ostentata del suo Holden, che la sua voce di scrittore si ascolta da allora, dal 1951, forte e chiara. Nitida come una immagine completamente a fuoco, primo piano e secondo. E i dettagli delle cose e degli oggetti intorno a quel ragazzo di sedici anni di cui il libro, come un diario personale, appunta i pensieri in presa diretta. A Piero la voce trema sempre di meno mentre legge, ma sale piano piano in me il tremore per la vita di Holden Caulfield. Sta per essere mandato via, cacciato da Pencyl, il terzo o quarto collegio che ha cambiato. Non studia. Ha appena dimenticato in treno a New York, dove è stato con la sua squadra di scherma, la sua borsa di fioretti, è da poco andato a salutare un professore di storia e ora sta dialogando con un compagno del college più grande di lui che ha i denti così sporchi che a suo dire, cresce il muschio. Lessi la storia di Holden oltre dieci anni fa, so che il libro che abbiamo appena cominciato ad ascoltare ieri sarà diverso da quello. Dieci anni dopo, prendendo in prestito la voce di un uomo avanti nei trenta. Ha la faccia allungata Piero, gli occhi celesti, come ripetutamente lavati, e un sorriso disposto ad aprirsi appena accenni una battuta uno sguardo amichevole un pensiero inedito. E un bisogno di esistere come un'unghia più lunga che quando la mano afferra raschia sempre: bisogno di esistere nonostante la pena, che è di tutti, è anche mia ed è mia tutti i giorni, di non riuscire a trovare una soluzione a un legame che si deteriora sotto i nostri occhi; una strategia a una relazione che si cristallizza in ruoli che a pensarci non abbiamo scelto ma da cui siamo stati scelti. Ci siamo solo abbandonati a dei copioni che si erano formati, tempo fa, nella nostra testa. Abbandonati a quelli senza provare nemmeno ad aprirlo quel raccoglitore ad anelli che li contiene. Ora Piero presta la voce a Holden, ai suoi pensieri ai suoi modi di dire alla sua protesta, alla vergogna che prova a vedere tanta ipocrisia. E Holden si è seduto in cerchio con noi. Ha bevuto ha mangiato un bacio di dama; ha salutato prima di andarsene. E anche Salinger è venuto senza volto senza terza di copertina senza dire una parola. Ci ha portato la tormenta di neve che quel libro custodisce ma non il freddo. La voce di Piero ha calore sufficiente per scioglierla.
Ogni Venerdì, presso la nostra Biblioteca, dalle 15.30 alle 17.30. Per chi vuole scongelarsi.
Teresa Ciulli

1 commento:

zavorka ha detto...

Bella presentazione, il prossimo venerdì mi aggrego, aspetto le coordinate... (ora, ecc...)
un saluto
quartapoltronieri di Anobii