Ci piacciono i giardini. E i semi che a quei giardini, se ci credi e ne hai cura, ti conducono.
Sono giardini di storie. Quelle che troviamo ogni venerdì pomeriggio, quando ci incontriamo per leggere, nei libri. Ma giardini di storie sono anche le nostre vite, i nostri singoli destini che ogni venerdì, alla stessa ora, noi affacciamo su un cerchio dove sta al centro, un tavolo dipinto alcuni anni fa da noi stessi. Su quel tavolo poggiamo i libri, le cioccolate in inverno, la coca cola d’estate anche a se a me non piace. Da quel cerchio, da quel confine tu puoi vedere il nostro giardino. E alzandoti dalla sedia, entrarci dentro. A turno innaffiamo le piante che ci crescono, sono alberi sempre più alti e ombrosi, e a turno facciamo gli umili lavori che servono al giardino e a noi stessi. Leggere ad alta voce è la linfa che scorre in questo giardino. Liberiamo dalle voliere, senza che quelli facciano più ritorno, storie autori personaggi luoghi che girano ormai insieme a noi in questa città in cui facciamo crescere, pianopiano, come è d’obbligo per l’albero, una fraternità cucita con libri d’avventura.


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domenica 25 gennaio 2009

per Etty

Se le parole hanno una lora struttura elementare, atomica, vuol dire che ci siamo entrate dentro. Che ci siamo trovate a galleggiare in mezzo a tutto quello spazio quel silenzio che c'è nella struttura dell'atomo, e non lo diresti mai da qui, dagli spalti della materia. Ma le cose, ce lo dissero da piccoli per difenderci dal male, non sono mai quelle che sembrano. Entrare dentro le parole: una operazione difficile estenuante spaventosa. E' un mese che con Valentina leggiamo e rileggiamo il Diario di Etty per arrivare alla stesura definitiva, le drammaturghe come ci scherza su con affetto Mauro, del testo che Silvia Giuseppe e Antongiulio leggeranno martedì mattina al Banzi e poi anche mercoledì e poi, per tutti voi, amici vicini e lontani, mercoledì sera al Fondo Verri. Finalmente due sere fa. Dopo tanti passaggi apparentemente inutili sfiancanti sul testo siamo arrivate a destinazione: eravamo proprio nel corpo del testo. Il momento di svolta è stato quando Valentina ha proposto un'azione che poteva sembrare faticosa e basta, soprattutto perchè veniva all'apice di una giornata già tanto pesante. Carta forbici e colla: lo abbiamo rimontato ex novo quel testo già tante volte selezionato e ogni volta ancora prosciugato rimpicciolito, preso e tagliato ancora nelle parti che ci sembravano dopo dieci riletture, determinanti; e di nuovo fatto lo slalom fra le frasi con la forbice, così come con la matita, in precedenza. Alla fine il testo era lì e noi con quell'operazione avevamo sugellato una amicizia una familiarità una appartenenza una intimità che non ho mai avuto con altri testi nemmeno quando li ho letti per la tesi di laurea. La sensazione di fare parte del mondo di Etty, della sua vita, è assai forte adesso: dissodare il testo con l'aratro della matita prima, con la forbice dopo, decidere cosa piantare di nuovo oggi in me, in duecentoventuno giovanotti e signorine di 19 anni, dopodomani. Perchè chi ascolta, come chi legge, è la nuvola che torna a passaggi ripetuti su quelle pagine per fare ombra per traslocare spostandosi e svanendo, per piangere anche. Se tu hai mai pianto su un libro, sopra le sue parole, la sua storia, sai che cosa vuol dire quel sentirsi nuvola. Come sabato, alle prove. Silvia e Giuseppe, Antongiulio, cassa armonica di 21 pagine estratte, come i minatori fanno con il ferro, dal libro di Etty: pensieri in cammino da sessantacinque anni. Gli attori, il musicista: scale a chiocciola di parole gradini; labirinti di quelle parole, e del suono che le conduce in carozza. Parevano quel muro che ne fronteggia un altro che si spinge in verticale, alto a guadagnare metri sottraendoli al cielo, quel doppio muro che sta vicino casa, dove Alvaro vuole sempre giocare a fare l'eco. Si mette da un lato e spinge la sua voce contro il muro dirimpetto come se la voce fosse una palla e si dispone poi, subito, impaziente e felice, in attesa di quella voce-palla che gli torna indietro, più grande di volume, distorta come se arrivasse dalla corolla di un grammofono. Anche Silvia Giuseppe Antongiulio, come Alvaro. Della loro voce umana, e della voce umana che sta nella fisarmonica di Antongiulio che lui con quella parla, ne fanno una palla e la lanciano contro il muro di fronte in una partita che tu dici a che serve e poi capisci che serve a mantenere vivo dentro di sè qualcosa che, se muore, non muore solo la persona stessa ma un pezzo di foresta un pezzo di notte un pezzo di oceano, un pezzo di te. Se muore dentro di loro, quella verità muore per te. L' artista è la parete dove prende forma l'eco. E' in fondo il fatto che esista da qualche parte, in qualcuno, la possibilità di risentire la tua voce Etty.
A suo modo anche Valentina leggerà, perchè ha scoperto seguendo una pista piccola come un sentiero battuto da formiche, un vecchio comò pieno di cassetti. Amica mia anche questa avventura inedita sta per finire, non finisce invece l'eco della voce di Etty centuplicato dalle prove degli attori, dalla fisarmonica, dal tuo cassetto, segreto ancora per poche ore. Anche io leggerò: è questo testo stesso che racconta il mio desiderio di fare qualcosa per una ragazza olandese di origine ebrea che dicono essere uscita dal camino di Auschwitz il 30 novembre del 1943. Aveva nel frattempo dentro se stessa perso tutto il peso che la materia ci poggia addosso e che ci impedisce di evolvere. Poichè quella trasformazione in lei era già compiuta non hanno potuto ucciderla. Come fai ad uccidere lo spirito? E più ancora il suo eco in te. Ognuno di noi è chiamato a essere il muro contro cui la palla parola di Silvia di Giuseppe di Antongiulio andranno a sbattere. E' Etty che urta senza farsi male. Noi che siamo muro invece sì.
teresa ciulli

1 commento:

gianni ha detto...

Un buongiorno a voi,
stamattina, prima tappa del pensiero, fatto salvo la redazione notturna di sogni
spesso lunghissimi, ho ripercorso parole, gesti, immagini e sensazioni trascinate,
toccate e impresse fin sotto le mani, ieri,
nel calore degli occhi degli attori,degli astanti,della musica, di voi tutti
che con amore avete preparato un progetto di vita nonostante
la morte della protagonista; questa così profonda Etty. Non posso evitare di pensare
a questi pensieri:
"...ma in genere so
che il cielo tutt'intero si stende sopra di noi, sopra l'unica, stretta
strada che ci è ancora consentito di percorrere".

un abbraccio,
gian