Ci piacciono i giardini. E i semi che a quei giardini, se ci credi e ne hai cura, ti conducono.
Sono giardini di storie. Quelle che troviamo ogni venerdì pomeriggio, quando ci incontriamo per leggere, nei libri. Ma giardini di storie sono anche le nostre vite, i nostri singoli destini che ogni venerdì, alla stessa ora, noi affacciamo su un cerchio dove sta al centro, un tavolo dipinto alcuni anni fa da noi stessi. Su quel tavolo poggiamo i libri, le cioccolate in inverno, la coca cola d’estate anche a se a me non piace. Da quel cerchio, da quel confine tu puoi vedere il nostro giardino. E alzandoti dalla sedia, entrarci dentro. A turno innaffiamo le piante che ci crescono, sono alberi sempre più alti e ombrosi, e a turno facciamo gli umili lavori che servono al giardino e a noi stessi. Leggere ad alta voce è la linfa che scorre in questo giardino. Liberiamo dalle voliere, senza che quelli facciano più ritorno, storie autori personaggi luoghi che girano ormai insieme a noi in questa città in cui facciamo crescere, pianopiano, come è d’obbligo per l’albero, una fraternità cucita con libri d’avventura.


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mercoledì 26 novembre 2008

Comportamenti trasgressivi

Entro in questo spazio di scrittura per la prima volta e spero, una volta che ne sarò uscita, di chiudere la porta lasciando dentro il segno del mio passaggio, chessò un libro poggiato sul tavolo con tanto di orecchietta dentro, quello che sto leggendo adesso, Fahrenheit 451, di Ray Bradbury. Non l'avevo letto mai, poi un pò di tempo fa, passando dalla Biblioteca di Cavallino, quella del mio comune, aperta da poco più di un anno, Gianna, la sua responsabile, l'ha citato a proposito di un suo pensiero: che i libri ai ragazzi, agli adolescenti si dovrebbero vietare, perchè solo vietandoli sarebbero incentivati a leggere. Niente di più potente per il pensiero, no, per il desiderio, che un divieto. Una riflessione paradossale che nasceva a ridosso di quel testo assai amato da Gianna. E' un libro assai noto, la mitica trasmisione radiofonica condotta da Marino Sinibaldi nel pomeriggio di rai 3, quella dedicata alla lettura e ai lettori, non a caso si chiama proprio fahrenheit. Sarà per questo, perchè sto leggendo per la prima volta, dopo tanto tempo, venti anni, un libro preso in prestito da una Biblioteca Pubblica che sono particolarmente sensibile alla domanda rimbalzatami da Valentina durante la giornata dedicata alla Biblioteche, quella di Bari, qualche giorno fa. Una domanda che fu posta da Giuseppe Laterza, l'editore, ai relatori e al pubblico: come potrebbero configurarsi le forme di collaborazione fra i presidi e le biblioteche? Come ce le immaginiamo? Ricordo di aver risposto a bruciapelo a Valentina: se ne potrebbe adottare una. Poi tutto il resto della giornata e quelle successive sono franate sopra quella domanda, e quella risposta. Ma se ci fosse la possibilità di andarsi riprendere qualcosa da sotto il cumulo dei detriti dei secondi dei minuti delle ore, io quella domanda riprenderei, e quella risposta.
Se io Presidio adotto una Biblioteca immagino che ogni volta che faccio qualcosa di pubblico le metto a disposizione uno spazio: un tavolo, un computer, una bandiera, dove sono descritte le ultime prodezze della mia Biblioteca. Così come accade quando qualcuno mi chiede dei figli: come stanno? che stanno facendo? Allo stesso modo io divulgo e promuovo una vita, una identità, una storia istituzionale, un servizio che con la sua stessa esistenza promuove lo sviluppo della società di cui sono parte. Immagino uno spazio dove ospitare una scheda su un consiglio di lettura che mi fa il bibliotecario, o il lettore. Una scheda che avvolge una caramella come certo farebbe Paola a Noha, o che sta poggiata sulla sedia dove fra poco andranno a sedersi le persone venute a vedere Federico Moccia, o che sta in una biglia dentro un bussolotto di biglie dentro cui calare la mano e vedere che succede. Adottare una biblioteca significa come ogni adozione, aiutarla, e in questo aiutare aiutarmi, a crescere. A diventare grandi insieme. Promuovendo, in primo luogo per se stessi, pratiche concrete di sviluppo reciproco. Cominciando a prendere in prestito io stesso un libro dalla Biblioteca. Un libro che naturalmente puoi solo incontrare lì. Valorizzando al massimo i muri della Biblioteca come muri oltre i quali trovi una rara condizione: un luogo che sta dopo e oltre il mercato dei libri, ovvero la gratuità del pensiero; il dono di esso. Dove non incontri una persona interessata a venderti un libro piuttosto che un altro, perchè le biblioteche sono casse di monete d'oro che ti prestano una moneta che ti fa ricco solo perchè la possiedi in forma collettiva e transitoria.
L'aspetto che sto patendo di più nella lettura di Fahrenheit è l'ansia di doverlo restituire, il tempo limitato a mia disposizione per la lettura. Forse questo aspetto più di tutti mi impedisce di prendere in prestito i libri: la scadenza temporale della restituzione. Ho difficoltà a concentrarmi su una lettura alla volta, le offerte e le seduzioni sono potentisime e dunque capita che mi distraggo facilmente e comincio altre cose e il tempo passa. Poi leggo solo la sera prima di andare a dormire, e spesso avanzo solo di poche pagine alla volta, lentamente. Inoltre su un libro della biblioteca non ci posso scrivere sopra e ci sono passaggi interi, e pagine, che vorrei scolpire con la matita rigo dopo rigo e non posso. Eppure queste difficoltà potrebbero, se volessi, diventare anche un punto di forza: aiutarmi a concentrare e non disperdermi, darmi un tempo e rispettarlo, uaho, che vittoria, e poi dare un calcio alla mia memoria che si è proprio impigrita; immaginare altre forme di custodia dell'emozione. Si apre un mondo nuovo. La porta è una grande porta tutta trasparente con la maniglia in ferro battuto. E' la porta di casa di tanta gente, fra cui Ray Bradbury. Vivono in quella metropoli silenziosissima. Il portiere si chiama Gianna e ti consiglia di non leggere. E io invece lo sto facendo.

>Teresa Ciulli<

1 commento:

angela ha detto...

Wow... Bradbury. Ottima lettura. E ottima riflessione (sai che non avevo mai pensato alla logica del "bastian contrario" nella lettura?), magari tra qualche secolo diventerà una tecnica di spinta alla lettura. Scherzi a parte, "l'adozione" di biblioteche da parte dei Presidi non è affatto una cattiva idea; confesso i miei neuroni trastullano il pensiero da quel famoso venerdì... di positivo quel giorno in realtà ho tratto molto. Chiunque avrebbe potuto trarne molto. Entusiasmo di fare e tentare, di provare a cambiare le cose. Adottare una biblioteca... bisogna seguire questa pista. Vediamo cosa ne vien fuori! baci e abbracci!!!